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Trattasi della prima parte della trascrizione di una lezione tenuta a braccio, il 3/3/2025, da G. Angeloni.

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Questa è la penultima lezione. La prossima volta parleremo del test che somministreremo.

Ricordo che si vuole provare se l’ovale racconti o meno le prime esperienze evolutive. Sinora l’ipotesi sembrerebbe confermata ed anzi emergerebbe molto di più.

Dobbiamo ancora parlare dell’importanza della “a” corsiva minuscola e dell’importanza della parola test Aosta, che è stata presa a base delle sperimentazioni di questi ultimi giorni.

E’ confermato che gran parte delle persone scrivono l’iniziale della parola Aosta con lo stampatello (la casa di mamma e papà, che nell’età adulta si dovrebbe replicare a parti invertite. Dovrebbe insorgere il bisogno di fare come fecero mamma e papà). Il che è normale visto che stiamo parlando di grafie appartenenti ad adulti.

Un esempio alternativo è questo: una collega in età abbastanza giovanile ha scritto Aosta con l’iniziale maiuscola del corsivo, perché, avendo subito sia la morte di mamma sia la morte di papà, le fa meno male parlare della casa di nonna piuttosto che di quella di mamma e papà.

E’ un’ipotesi che non avevamo contemplato in precedenza e che quindi arricchisce le nostre ipotesi di ricerca.

Nella parola Aosta sono Importantissime tante cose. Una questione molto importante è l’ultima parte, nella quale noi abbiamo la “t” e la “a”. Inoltre la s, che cosa indica? Vedremo tutto in questa lezione.

Mentre il confronto A-o della parte iniziale precisa lo status di importanza di papà (la “o”), nell’ambito delle case rappresentate dalla maiuscola corsiva o stampatello.

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(Omissis)

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FIGURA N. 1

Perché il distanziamento della “A” e la “o” si collegano, perché c’è questo collegamento improprio (non dovrebbe esserci)?

Perché la persona si sentiva sola, ma da quando si è sentiva sola? Cosa è successo, da quando si è sentita sola? Non solo, ma era diventata invisibile. Perché?

Perché erano diventata invisibile? Perché l’avvio è sotto il rigo. Ecco, sotto il rigo del cammino, nel buio. Eh, allora?

In una zona in cui non era vista e nemmeno lei vedeva chi era nella luce e alla quale doveva comunque rendere conto.

Ma quando tutto questo è successo?

Ora, se voi osservate queste frecce – indicate con 1234- e osservate bene, notate che ci sono più deviazioni del tratto.

Osservate questo angolo (spezzata blu). Sembrerebbe un angolo acuto, in realtà è un angolo acuto sì, ma “dormiente”. È un angolo acuto, diremmo noi, un angolo acuto divaricato.

Alla base della “s”, invece, c’è un angolo acuto divaricato molto stretto, però è di tipo reattivo. Questo della “A” invece non è reattivo, da che cosa lo vediamo? Lo vediamo, un occhio esperto lo vede ma adesso non ci interessa.

Le deviazioni a cosa servono? Il tratto è molto lento.

Per che cosa lo vediamo lento? Da cosa lo capiamo?

Lo capiamo dai bordi dei tratti. Osservate i bordi dei tratti. Sono tremuli, non sono netti. Poi abbiamo cadute di pressione, vedete qui questi punti (frecce blu).

Indicano momenti di sospensione d’animo, paura? C’è una paura.

A cosa serve tutta la lunghezza esagerata della salita (la parte sinistra della A) e della discesa (la parte destra della A)? Tutta la salita, perché è così lunga?

Non si vuole salire, perché si ha il bisogno di ritardare la discesa.

E perché se temiamo la discesa come giustifichiamo le deviazioni della parte destra (vedi punti 3 e 4)? Servono a ridurre la lunghezza della discesa. Perché? Perché non si vuole che vada sotto il rigo del cammino (spezzata verde).

Ma allora cosa è successo? Che papà è caduto ed è stramazzato al suolo, ce lo spiega questo segno (omissis). Da quel momento in poi, logicamente, la scrivente (travolta dal dolore, peraltro), è come se fosse scomparsa agli occhi mamma (poveretta).

Ci sarà stato un momento, è lecito supporlo, nel quale la scrivente si è percepita colpevole pure del senso di solitudine che provò allora, chissà…

(Omissis)

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LA LETTERA T CORSIVA MINUSCOLA

Ecco l’importanza della lettera “t”. La “t” è la lettera che sorregge il nostro discorso relativo al fatto che il nostro modello è Controriformato.

Di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di una parola sulla quale poi la prossima volta non dovrò spendere. Importantissima l’”invenzione” di questa Aosta. Perché?

Stiamo parlando di una parola che nella fine ha una “t” ed una “a”.

Nel nostro modello la “t” é la lettera che sorregge il fatto che per noi il nostro modello è di tipo Controriformato. Nel nostro modello, il destino dell’uomo é nelle mani dell’uomo.

Scusate se devo fare questa disgressione: il comandamento che andrebbe scritto con la “C” maiuscola, sa ovviamente quale sarà il nostro destino, ma lo avremmo scelto noi. Avremmo scelto il destino nell’eterno. Perché? Perché Lui ci ha dato le Leggi nell’asta. Perché ci ha detto: se vi atterrete alle Leggi che vi ho regalato allora il vostro destino sarà nella Luce.

Non è religione, tanto è vero che nemmeno i francescani (i padri della grafologia italiana) ne parlano, e tanto è vero che io potrei essere persino un comunista non credente, perché le mie opinioni sono completamente ininfluenti.

Perché? Perché è il nostro modello corsivo minuscolo che ci insegna ciò.

Parliamo di un modello concettuale che, in contrapposizione alla Riforma, è nato negli anni del Concilio di Trento (XVI secolo).

Allora come lo proviamo? Lo proviamo, perché chiediamo a coloro che non appongono i tagli delle “t”:

• è vero che ti promisero la “terra promessa” (nel concreto, un balocco, un premio) e che quando la reclamasti ti punirono, nonostante tu fossi stato ai patti. Infatti, fosti buono e bravo, mantenendo le promesse che avevi fatto a mamma e a papà, quando giurasti che avresti conseguito l’obiettivo che loro volevano che tu conseguissi;

• E’ vero che dal quel momento in poi hai strutturato comportamenti “disubbidienti” (del tipo che è non opportuno precisare in questa parte)?

• E’ vero che… ?

L’asta della “t” non può partire dall’alto. E questo è un segno importante. A queste persone chiedete, ma le paghi le contravvenzioni? Certo che le pagheranno, ma dopo.

Disubbidiscono hanno il piacere di disobbedire,, ma su cose di scarso valore (ma poi hanno momenti di fortissima ansietà).

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(Omissis)

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Grazie.