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L’ospite e l’assente nella “u”

Di Guido Angeloni, autore della grafica simbolizzata (©), socio fondatore e direttore scientifico* dell’AIDAS-DGS (presidente A. Vigliotti, medico, psicoterapeuta, grafologo)

*(Per la parte attinente alla grafica simbolizzata)

DEFINIZIONI


I lettori abituali delle pagine della grafica simbolizzata conoscono il concetto di “ospite”, ma aggiungo che andrebbe considerato un segno anche di interesse della grafologia.

L’OSPITE è il l’opposto dell’ASSENTE, con quest’ultimo che costituisce l’elisione di un costitutivo di una lettera. Gli assenti si rinvengono soprattutto nella “m” e in misura minore nella “n” (preciso che l’assente in questa lettera mi risulta molto raro), il quale comparare quando nella lettera è omessa una zampetta (il fenomeno lo si nota soprattutto nella doppia “mm”, ad esempio nella parola “mamma”). Di conseguenza, la “m” con ospite ha quattro zampette, invece di tre.

IL RACCONTO (IL SIGNIFICATO) GENERALE
Nell’assente è raccontato di qualcuno che non c’è e che invece avrebbe dovuto esserci e la cui assenza crea sofferenza. Lo stesso fenomeno si verifica anche con l’ospite, ma le due fattispecie si differenziano per i seguenti fatti:
1) Nell’assente, per soffrire di meno, si vorrebbe dimenticare la causa dell’assenza della persona interessata, ragione per cui si necessiterebbe pensare a quest’ultima il meno possibile;

2) Nell’ospite, invece, si ha il fenomeno opposto: è come se la persona che non c’è più continuasse ad esserci, in quanto non si può fare a meno di pensarci, o quasi.

LIMITI DELLA RICERCA

Il significato di cui sopra se riferito agli adulti lo si dà per certo, mentre non si è ancora avuto modo di testarlo quando lo si rinviene nelle lettere dei bambini delle elementari e delle medie inferiori.

LA “U” CON ASSENTE E/O CON OSPITE: DEFINIZIONE


Nella “m”, dato che è la lettera che racconta le relazioni familiari, l’assente o l’ospite si riferiscono a membri della famiglia. Nella “u”, invece?


Nel merito debbo dire che, prima dell’esame del campione della ricerca in atto (le grafia di circa 700 bambini delle elementari e delle medie inferiori), non avevo mai notato che anche la “u” può avere l’ospite, mentre mi era noto un solo esempio di una scrittura di una persona adulta che ha la “u” con orfano (per quello che mi risulta nella grafia degli adulti questo segno è rarissimo, infatti).


La “U” CON ORFANO è come una sorta di “i” senza il puntino, così come esemplifico nel secondo esempio che in figura è evidenziato dall’ellisse. In pratica, la “u” con orfano non possiede la seconda discesa, ossia è una conformazione nella quale è assente la discesa di destra. Probabilmente, però, per designare le due discese, è preferibile utilizzare il termine “ASTINE” (astina di sinistra e astina di destra): ossia, le astine sono piccole aste, come si riscontra nella “i” ed anche nel completamento della “a” accostato all’ovale.

Le “u” con ospite – lo si intuisce – hanno tre astine: in figura sono evidenziate con i numeri 1, 2 e 3.

QUALCHE DATO

Nel campione esaminato compaiono solo due esempi di “u” con orfano, uno relativo ai bambini delle elementari, un altro relativo, invece, alla grafia dei bambini delle medie, con quest’ultimo che è documentato nella figura allegata al presente post.

Come già scritto, in precedenza, non avevo motivo per sospettare che la “u” potesse avere l’ospite, ma con mia grande sorpresa i casi che sono documentati nel campione sono numerosi (nei bambini delle elementari attualmente mi risultano 13 casi).

IL RACCONTO IPOTIZZABILE DELL’OSPITE DELLA “U”


Nella “u”, che simbolicamente rappresenta la culla, i due costitutivi principali sono figure simboliche molto intime, che assistono il cucciolo in una fase precocissima, che potremmo definire “mamma” e “nonna”.
Nel nostro caso, c’è da dire che l’ospite della “u” lo si rinviene nella relazione “q-u” (nella parola “quaderno” del test di scrittura proposto ai bimbi del campione) il che suggerisce un’ipotesi di racconto.
Nel merito, però, debbo premettere che la “q” è la lettera che racconta di una mamma che pone il proprio cucciolo nel suo lettino. Da segnalare – il che è veramente significativo – che tutte le parole che hanno una “q”, tranne che “soqquadro”, vogliono che dopo questa lettera ci sia una “u”: come a dire che nella “q” mamma pone il cucciolo nel proprio lettino, mentre nella “u” lo prende in braccio al risveglio per cullarlo, magari assistita da “nonna”.
Allora, quale significato tenendo conto del tutto sinora scritto?

Un ospite – lo si può descrivere anche nel modo che segue – esprime uno stato dipendenza rispetto ad passato vissuto con rimpianto e che ora non c’è più e che non potrà più esserci, il che allora potrebbe suggerire che non si sarebbe voluto crescere? Potrebbe suggerirlo….

Grazie.

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