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La persistenza del “riccio del saluto” della “o” e la pandemia: potrebbe esserci un nesso? Ipotesi, prime riflessioni… (I post)

Di Guido Angeloni, autore della grafica simbolizzata (©), socio fondatore e direttore scientifico* dell’AIDAS-DGS (presidente A. Vigliotti, medico, psicoterapeuta, grafologo)

*(Per la parte attinente alla grafica simbolizzata)

PER INIZIARE…


Il 28/1/2022 (0re 18-20, tramite collegamento Meet) per iniziativa dell’AIADS-DGS si è discusso di una ricerca grafologica di Andrea Barin sul tema “Evoluzione della scrittura degli adolescenti durante la pandemia”: si tratta di uno studio sicuramente prezioso in quanto si basa sul confronto tra le grafie degli stessi soggetti redatte prima e durante la pandemia.


Le ricerche grafologiche si basano sui segni grafologici i quali, a loro volta, possono essere considerati come comportamenti. Di conseguenza, una ricerca grafologica osserva come mutano in termini adattivi o meno i detti comportamenti.


La grafica simbolizzata, invece, studia le lettere del modello per apprendere a leggere i racconti delle lettere manoscritte: in questo caso, non sono in osservazione i comportamenti agiti dallo scrivente (sarebbe meglio definirlo “colui che legge scrivendo”), ma sono in osservazione i comportamenti agiti sullo stesso, di tipo condizionante (ossia che lo hanno condizionato), a partire da quando egli è nato.


Gli schemi spaziali delle lettere del modello raccontano i condizionamenti adattivi che secondo il modello ogni scrivente dovrebbe subire per il “suo bene”. Di conseguenza, nella lettera manoscritta si valuta come gli schemi spaziali dei condizionamenti non adattivi di tipo individuale abbiano influito su colui che legge scrivendo, operando un confronto con gli schemi della lettera del modello.

Si dà per scontato, ovviamente, che i due punti di vista (grafologico – grafica simbolizzata) possono integrarsi ed anzi sarebbe da augurarsi che ciò avvenisse.

LA GENESI


I segni hanno una genesi e la genesi ha origine nell’età infantile: bisogna sforzarsi, dunque, di “pensare” come potrebbe farlo un bimbetto.

Partendo da qui, una possibile domanda che la grafica simbolizzata è obbligata a chiedersi è la seguente: in quale schema spaziale delle lettere del modello potrebbe influire un nemico molto pericoloso che potrebbe essere presente oppure no, in quanto è invisibile?


Fermo che si è in una fase di un primo approccio riflessivo, ci si è risposto che ne dovrebbero essere coinvolti:
a) i luoghi di avvio degli ovali,
b) i tagli delle “t”;

c) i tratti diagonali: è di questi ultimi che si intende ragionare. Ci si accorge che i tratti diagonali previsti dal modello del corsivo sono presenti solo nel riccio della “o” di fig.1.

DEFINIZIONE DEL RICCIO DEL SALUTO

Per “riccio del saluto” intendo il riccio il riccio diagonale verso l’alto che è accostato alla “o” del modello infantile (l’arco rosso di Fig.1).

Esempi del “riccio del saluto” manoscritti li documento nella fig.4. Da premettere che tali ricci nella grafologia sono definiti “Ricci della mitomania”, ma si tratta di un concetto che, se riferito alla “o” della lettera manoscritta dei bambini delle elementari, deve essere meglio precisato, stando gli studi della grafica simbolizzata: lo si farà nel prossimo post.

Da notare l’ACCOSTAMENTO, in quanto è importante considerare che il riccio della fig.1 non è collegato in maniera effettiva all’ovale, ma è solamente “appoggiato” allo stesso, così come, a propria volta, l’ovale si “appoggia”, cioè si accosta, al PUNTELLO (in fig.1, il tratto diagonale evidenziato dalla freccia blu). In ultimo va precisato che nella grafia adulta sia il puntello sia il “riccio del saluto” sono destinati ad elidersi: ad esempio, la “o” congiunzione è un’ellisse, del tipo di fig. 1b, ossia è priva sia del puntello sia del riccio e, conseguentemente, è un ente chiuso (l’avvio e la fine della stessa sono saldate).

“IL RICCIO INCORPORATO”

In fig.2, invece, il riccio che è evidenziato con la freccia rossa è collegato in modo effettivo all’ellisse; di conseguenza, secondo questa proposta del modello, che la grafica simbolizzata sconsiglia, il riccio dovrebbe essere a tutti gli effetti un costitutivo della “o” , ovvero dovrebbe essere destinato a permanere anche nella grafia adulta. Se ne ricava che il riccio di fig. 2 non è il “riccio del saluto” del quale si parlerà in questo post. Lo potremmo definire (in via provvisoria) “RICCIO INCORPORATO” nella “o”.

Da dire che il “riccio incorporato” di per sé tende a favorire il collegamento effettivo tra la lettera “o”, che inizia e che termina a sinistra dell’ellisse, e la lettera successiva, specie se tale lettera, secondo il modello, non si avvia dal rigo. Una lettera coinvolta è la “r” (fig.3): ad esempio, quasi tutti i bambini delle elementari e delle medie che non si avvalgono del modello della fig.2 nella parola “toro” falliscono il collegamento “o-r” (cfr. fig.7). Tuttavia, il collegamento che ne deriva quasi sempre è disarmonico, in quanto vieta la chiusura dell’ovale e se ne ha un esempio nella stessa fig.6, nella quale le ellissi sono molto destrutturate.

RIASSUMENDO:


1) Il RICCIO DEL SALUTO con il tempo dovrebbe essere destinato ad elidersi, in quanto non appartiene alla “o” ;
2) Il RICCIO INCORPORATO, siccome non è accostato ed è collegato in maniera effettiva all’ellisse, appartiene alla “o” e di conseguenza (di per sé) non è destinato ad elidersi.

In ultimo, le difficoltà nel collegamento tra la “o” del modello della fig.1 e la lettura successiva costituiscono utili provocazioni didattiche che si risolvono con la crescita: se ne saranno degli esempi nel prossimo post.

DIFFUSIONE PERCENTUALE NELLE MANOSCRITTURE DELLA “O” DI FINE PAROLA PROVVISTA DI RICCIO
Nel campione dei bambini delle elementari e delle medie inferiori dell’hinterland milanese che attualmente si stanno studiando, si è voluto osservare se le “o” finali di parola (nel test grafico rilasciato dai bambini interessati non sono previste le “o” congiunzioni) sono provviste del riccio finale o meno; ne sono risultati i seguenti dati:

  • Elementari. Nelle lettere “o” di fine parola, il 99,36% dei bambini (ossia 310 scriventi su un totale di 312) immette il riccio finale e tra loro solo il 5% ha il riccio del tipo visto in fig.2;
  • Medie inferiori. Nelle lettere “o” di fine parola, l’88,28% dei bambini (ossia 211 bambini su un totale di 239) immette il riccio finale e tra loro solo il 9,21% ha il riccio del tipo visto in fig.2.

Questi dati saranno valutati in un altro momento. Anticipo però che nelle scritture dei bambini delle elementari l’eventuale assenza del riccio del saluto di norma è tendenzialmente negativa e se ne dà un esempio nella fig. 5 (non se ne esageri la portata, ovviamente, in quanto nell’età considerata di norma ogni disarmonia può facilmente essere elisa, con la dolcezza direttiva, il dialogo, il sostegno emotivo ed affettivo, ecc.. ) e se ne spiegheranno le ragioni.

Segue.
Grazie

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