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Il disegno infantile come lettera.

Il bisogno di raccontarsi nel corpo ed in un ente che lo ingloba è un insopprimibile. Il disegno infantile come lettera e la lettera infantile come disegno di grafica simbolizzata (prime riflessioni)

Dopo le primissime esperienze evolutive, il cucciolo apprende che, oltre all’abbraccio di mamma (la “a” corsiva minuscola), esiste anche un luogo fisico che lo ingloba: la casa di mamma e di papà. Si sta parlando della lettera “A” dello stampatello. 

Non ce ne eravamo accorti, ma questa lettera ha un’importanza capitale, perché racconta storie che si riferiscono ai primi anni di vita di ogni scrivente, non narrate dal corsivo.  

Studiai il disegno infantile* e la prescrittura negli anni novanta del secolo scorso, ma non sono aggiornato: di conseguenza, ciò che mi appresto a scrivere potrebbe essere datato. Del resto, sono un apripista: poi saranno altri, molto più competenti di me, soci dell’AIDAS-DGS, ad approfondire, e nel caso anche a rettificare. 

Anche allora si era notato che i bambini possono iniziare a scrivere in età precocissima (anche verso i quattro anni), ma si sosteneva che fosse un atto imitativo concepito a mo’ di ideogramma (le lettere, o più lettere, non costituiscono un’unità fonetica, ma rappresenterebbero un concetto, spesso il proprio nome); la competenza linguistica vera e propria matura in genere verso i 6 anni. 

In altre parole, si potrebbe anche dire che esista uno stadio in cui il bambino non saprebbe distinguere tra il disegno di un omino e il disegno di una lettera. 

Come potremmo stabilire quale delle due “A” appartiene ad una bambina di quattro anni e quale, invece, appartiene ad una donna di 50 anni, laureata e professionista?

distanziamenti falliti nelle A

In entrambi i casi, l’atto imitativo (chiameremo così anche quello della signora) fallisce, perché le due “A” manoscritte sono molto diverse dal modello: sono troppo curvilinee ed hanno il tratto orizzontale, detto “distanziamento” nella grafica simbolizzata, discostato dalla salita (il tratto ascendente) e dalla discesa (il tratto discendente) della conformazione. 

Nei bimbi, sarebbero in essere atti imitativi, ma la “A” in questione ha iconografia molto rara, di conseguenza la bimba dove potrebbe aver rinvenuto il modello da imitare (in effetti, nel disegno in basso a destra ho evidenziato molte A che sono atti imitativi del modello)?

Siamo costretti a supporre che la “A” riprodotta sia una sua “personalizzazione”, introdotta dopo aver appreso ad imitare il modello di questa lettera.

In altre parole, la “A” non sarebbe un errore esecutivo.

La conclusione – se fosse confermata – avrebbe una portata enorme sul piano educativo e preventivo, in quanto la si potrebbe riferire a tutte le lettere di ogni bimbetto. 

Le produzioni grafiche* della bimba mi sono state inviate dalla mamma, che è rimasta colpita dalla lettura del post dedicato alla “A”, nel quale scrivevo che la “A” racconta la casa di mamma e di papà, il nido del bimbetto. 

La madre sostiene che la bimba parla quasi costantemente della casa con argomenti che,  grafica simbolizzata alla mano, mi è stato possibile intuire ed anticipare prima che la signora me li confermasse.

In altre parole, il racconto della conformazione adulta (la seconda “A”) e il racconto della conformazione infantile della bimba hanno una medesima genesi, conosciuta e scoperta dalla grafica simbolizzata.

La madre ha anche notato che la bimba “scrive” (disegna, dovremmo dire) la “A” ovunque, inframmezzandola a disegni veri e propri, a riprova del fatto che il tema della “casa” per lei è un’urgenza, un bisogno molto sentito. 

Ciò che stupisce ulteriormente, semmai ce ne fosse bisogno, è che la bimba disegna altre lettere, come la “D” (nei fatti è una “A” inclinata a destra, osserva l’ultima figura, in basso, nella quale la conformazione è ruotata verso la sinistra), ad esempio, con iconografie diverse da quelle del modello, ma conosciute e studiate negli adulti, che parlano della casa di nonno e dei lutti subiti in detta casa.

Ed in effetti, la storia della bimba conferma che ha subito tali lutti.

Considerazioni analoghe le si potrebbero fare per la lettera di nonna, la “B”.

Non solo: dall’osservazione delle sue lettere ho potuto intuire due “ferite del corpo” (termine generico), interessante le gambe (si dovrebbe essere sicuri) e le braccia (si tratta di una prima impressione, niente di più): se ne è avuta conferma (si tratta di problemi destinati a risolversi in modo naturale, con la crescita, ma ovviamente questo ancora non si sa dire).

La “n”, invece, la bimba la disegna a mo’ di cuore ed anche qui si resta stupiti: questa lettera, infatti, racconta il rapporto intimo di coppia. Logicamente sono in essere concezioni infantili, eppure, fermo l’aspetto infantile, la madre racconta che la bimba ha già un suo fidanzatino… 

la “n” e il rapporto di coppia

Dunque, come si spiega?

Grazie.

* Tutte le conformazioni della bambina sono coeve. E’ palese che la bimba ha  potenzialità non comuni, testimoniate anche dallo stadio maturativo che palesa in taluni disegni basati sul corpo umano. La grafologia, poi, potrebbe sostenere che questa bimba è una “tosta”, ossia che è molto volitiva e che ha già un forte spirito indipendente, ovviamente per quanto consentito dall’età. E’ una bimba che spicca, con attitudini da leader: lo sostengono anche le maestre della scuola materna.


Di Guido Angeloni, autore della grafica simbolizzata (©), socio fondatore e direttore scientifico* dell’AIDAS-DGS (presidente A.Vigliotti, medico, psicoterapeuta, grafologo)

*(Per la parte attinente alla grafica simbolizzata)

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